Accenti in francese… l’incubo di ogni studente! 😓 È vero, gli accenti sono sempre difficili da padroneggiare (n.d.r. lo sono anche per alcuni francesi…).
Prima di tutto, chiariamo cosa intendiamo per accenti: non dobbiamo confondere gli accenti scritti con gli accenti tonici. Gli accenti scritti non indicano dove si trova l’accento tonico nella frase. In francese, l’accento tonico si mette sempre sull’ultima vocale alla fine di un gruppo di parole. In effetti, l’accento scritto ha altri usi: può cambiare la pronuncia di una vocale o modificare il significato di una parola.
Per aiutarti a comprendere meglio, ti racconto un po’ delle loro origini.
Le origini degli accenti
In francese esistono tre tipi di accento scritto:
- l’accento acuto (é)
- l’accento grave (è)
- l’accento circonflesso (ê)
Questi tre accenti sono comparsi gradualmente nella lingua, quando i caratteri latini sono diventati insufficienti per trascrivere la diversità dei suoni del francese. Gli editori del Rinascimento decisero allora di utilizzare lettere “diacritiche”, cioè lettere che modificavano la pronuncia della vocale che le precedeva.
A partire dal XVI secolo, per fornire una precisione fonetica, sono stati aggiunti dei segni sopra le lettere di una parola: si trattava di una vera e propria innovazione rispetto al latino, che non aveva accenti. Il primo a comparire fu l’accento acuto, inizialmente usato solo alla fine delle parole.
Seguirono gradualmente gli accenti gravi. E stato con l’iniziativa di Corneille, il famoso drammaturgo, che questo accento fu introdotto in francese, per distinguere la vocale aperta (è)della la vocale chiusa (é), che fino ad allora erano state scritte allo stesso modo (é o e).
Poi arrivò l’accento circonflesso, talvolta chiamato “chapeau chinois”, che sostituiva generalmente una “s” (estre è diventato être) o una vocale lunga (aage è diventato âge).
All’epoca, l’adozione di questi accenti non fu unanime, ma finirono per essere sempre più utilizzati… Fino al 1990, quando il Conseil supérieur de la langue française propose di ridurre l’uso dell’accento circonflesso. La proposta faceva parte di una serie di misure volte a semplificare l’ortografia della lingua (finalmente!).
Attualmente, l’accento circonflesso è mantenuto sulle vocali “a”, “e” e “o”, ma non è più obbligatorio su “i” e “u”, tranne nei casi in cui crea confusione.
Se ne può fare a meno in boite, buche, cout, maitresse, nous entrainons, il parait… Ma sono comunque essenziali per distinguere gli omonimi e per differenziare alcune forme verbali : il fut (passato semplice), qu’il fût (congiuntivo imperfetto); tu crois (verbo croire), tu croîs (verbo croitre).
Perché gli accenti sono importanti?
Alcuni errori di accento possono essere più gravi di altri, perché possono cambiare la pronuncia e/o il significato di una parola.
Prendiamo l’esempio dell’accento acuto:
Le lapin mange -> la “e” finale non viene pronunciata (Il coniglio mangia)
Le lapin mangé -> la “é” finale viene pronunciata (Il coniglio mangiato)
Quindi il destino di questo povero coniglio può essere cambiato da un semplice accento!
L’accento circonflesso non cambia la pronuncia di una parola, ma viene utilizzato per distinguere alcuni omonimi. Ecco alcuni esempi:
sur (su) / sûr (sicuro)
mur (muro) / mûr (maturo)
jeune (giovane) / jeûne (digiuno)
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